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domenica 27 luglio 2014

Dr. De Marchi: ”In molte autopsie ho riscontrato tumori guariti da se, a cosa serve la chemio?"

Dal Blog: LaGrandeOpera Hack your Mind
La domanda nasce spontanea: E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale ?

Queste ed altre sono le domande che si è posto il Dr. Luigi De Marchi e molti altri studiosi, alla luce delle moderne ricerche scientifiche.


martedì 22 luglio 2014

Chi ci guadagna dal conflitto israelo-palestinese?


Di Salvatore Santoru
In questi giorni il conflitto israelo-palestinese è tornato a infuocare lo scacchiere mediorientale.
Sul versante dell'informazione come sempre si assiste ai continui battibecchi tra una parte (filopalestinese) e l'altra (filoisraeliana), con relativi utilizzi di propaganda da ambo le parti.

Sono molto pochi quelli che cercano di andare al di là di ciò, per inquadrare e vedere meglio la situazione da un punto di vista più ampio.


Credo che per comprendere meglio gli eventi attuali bisogna un minimo conoscere anche le radici storiche di essi, e capire quali siano gli interessi in gioco di entrambi gli schieramenti o di chi li sostiene.


Sostanzialmente, lo stato ebraico può contare su un fortissimo appoggio da parte degli Stati Uniti D'America e della NATO, mentre Hamas e altre fazioni dell'islamismo palestinese sui paesi arabi, come le monarchie del Golfo.

Interessante su questo punto è il fatto che molti degli stessi paesi che finanziano e sostengono Hamas, sono in ottimi rapporti d'affari con gli stessi USA, che sono l'alleato più importante e influente di Israele.


Senza queste interferenze esterne sicuramente la situazione sarebbe diversa e migliore, e il raggiungimento della pace risulterebbe molto più semplice.

In fin dei conti, da questo conflitto ci perdono entrambi i popoli, mentre chi ci guadagna sono ovviamente i grandi fabbricanti di armi ( sopratutto statunitensi ), e le grandi lobby di potere.

Esemplare è il caso della cosiddetta "lobby sionista" negli States, la quale ha avuto una considerevole influenza nell'orientare la recente politica estera statunitense nel Medio Oriente e tutt'ora ha una notevole influenza nel paese.


Con questa lobby si fa riferimento a organizzazioni come l'AIPAC, il Washington Institute for Near East Policy o i famigerati neocons, le cui priorità sono la difesa e il sostegno incondizionato a Israele prima di tutto.

Dall'altra parte ci sono, come già detto, i vari paesi arabi che finanziano l'islamismo politico ( Hamas e altri gruppi), che negli ultimi tempi sta raccogliendo sempre più consensi, grazie anche all'impotenza e alla corruzione dell'ANP.

Su Hamas bisogna dire che secondo alcuni storici, tra cui gli israeliani Avner Cohen e Zeev Sternhell, la stessa organizzazione islamista sarebbe stata foraggiata e fondata dai servizi segreti israeliani (Mossad) per destabilizzare il movimento di dissidenza palestinese e spingerlo verso l'islamismo radicale.


In un articolo del Wall Street Journal del 2009, dove tra l'altro si citano le tesi di Cohen, è anche scritto che "invece di frenare gli islamisti Israele per anni li ha tollerati e in alcuni casi sostenuti come contrappeso ai nazionalisti laici ".

Guardando meglio la situazione verrebbe da dire che è in atto la solita strategia del "dividi et impera" : mentre palestinesi e israeliani si odiano e si fronteggiano a vicenda, c'è chi ci lucra sopra.

I palestinesi vengono privati della terra e diventano bersagli della politica espansionista e guerrafondaia del governo israeliano, ed inoltre vengono strumentalizzati dalle fazioni dell'islamismo radicale che si perpetuano e acquistano sempre più consenso in suddette situazioni.

Gli israeliani subiscono attentati e vengono strumentalizzati dalla propaganda più oltranzista sionista che li incita a pretendere sempre più terre.
Inoltre per giustificare anche le politiche più dure del governo israeliano, viene fatto, come affermato più volte dallo scrittore statunitense di origine ebraica Norman Finkelstein, ampio ricorso strumentale al ricordo della Shoah, usato per tenere gli israeliani e gli ebrei in uno stato di continua paura e tensione, e in questo modo anche per legittimare moralmente azioni che difficilmente sarebbero giustificate.

Si può dire che i due popoli, in diverso modo, siano entrambi vittime della situazione.

Facendo delle considerazioni storiche, bisogna ricordare che la costruzione di Israele era stata praticamente già "pianificata" nel 1917 grazie alla "dichiarazione Balfour", con cui il ministro degli esteri  inglese Arthour Balthur rassicurava al referente del movimento sionista Lord Rothschild che la Gran Bretagna era pronta a sostenere la creazione di uno stato ebraico in Palestina.


Bisogna anche ricordare che il principale finanziatore del movimento sionista ottocentesco fu Edmond James de Rothschild, e che furono ancora gli stessi Rothschild e altri potenti magnati dell'alta finanza e della grande industria che diedero il via all'acquisto di molti terreni in Palestina.

D'altronde il capostipite della stessa influente e potente dinastia finanziaria di origine ebraica, Mayer Amschel, è noto per aver detto che :"La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere".

Inoltre inizialmente lo stesso movimento sionista era eterogeneo, e non sempre aveva quell'anelito espansionista che contraddistingue il "sionismo reale", e a tal proposito si potrebbe ipotizzare che la diffusione del sionismo più estremista e lo stesso caos mediorientale e israelo-palestinese facciano comodo ai potentati finanziari,industriali e militari internazionali, i quali hanno tutto da guadagnarci.

Essendo inoltre la nostra società basata sul potere del denaro, è chiaro che ad avvantaggiarsi di tutto questo siano maggiormente i banchieri o i più potenti industriali.

Non a caso sempre Mayer Amschel Rothschild disse : "Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi".

Avanzando un'ipotesi "complottista", si potrebbe credere che l'attuale situazione faccia comodo a certe potenti élite di potere che spingono verso la costruzione del nuovo ordine mondiale.


Inoltre si potrebbe pensare che questa situazione,insieme a quella siriana, potrebbe facilmente degenerare in una nuova guerra su scala mondiale. 


Da tempo nell'informazione alternativa si parla di un carteggio avvenuto nel 1871 tra Albert Pike , un generale e avvocato statunitense nonchè gran maestro massone di grado 33º del Rito Scozzese Antico ed Accettato e Giuseppe Mazzini , il rivoluzionario italiano appartenente alla società segreta " Carboneria ", dove si parla della pianificazione di tre guerre mondiali , utili per l'instaurazione del " Nuovo Ordine Mondiale " , e dove la III guerra mondiale è descritta così:

"La Terza Guerra Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d'Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno in tal frangente forzate a combattersi fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico ".


Comunque sia, l'unica cosa che sembra certa è che a perderci in questo conflitto sono entrambi i popoli a vantaggio degli interessi delle grandi potenze e di certi gruppi di potere mondiali e non.

sabato 19 luglio 2014

Ucraina: c'è South Stream dietro la "false flag operation"?

"La Russia deve capire che un'ulteriore escalation avrebbe il solo effetto di isolarla ancor più dalla comunità internazionale."
Barack Obama


Sulla scia del caos generato dalle primavere arabe e dal disastro nucleare di Fukushima, l'Europa si trova ad affrontare un riallineamento della propria politica energetica il cui maggior beneficiario è e sarà la Russia.

In quanto grande produttore ed importante paese di transito. la Russia è un attore fondamentale nel panorama mondiale dell'energia.
Con i suoi 42 miliardi di m3 di riserve accertate, Mosca ha i maggiori giacimenti di gas naturale del Mondo [1].
Il Paese possiede anche 79,4 miliardi di barili di petrolio, pari a circa il 6,4% delle riserve mondiali. Nel 2009, è divenuta il maggior produttore mondiale di greggio, sorpassando l'Arabia Saudita [2].
Contestualmente, la Russia è di gran lunga il principale esportatore di gas naturale, con una media annua di 7,3 Tm3 (trilioni di metri cubi) esportati [3].
Inoltre, vaste aree della Siberia orientale e dell'Artico, rimangono inesplorate e, secondo gli esperti, potrebbero coprire fino ad un quarto dell'offerta di gas e di petrolio nella seconda metà del XXI secolo.

Attraverso i suoi due monopoli di Stato ("Gazprom" per la produzione di gas naturale ed i gasdotti, "Transneft'" per gli oleodotti), il Cremlino ha dimostrato la sua determinazione ad usare gli idrocarburi e la rinnovata ricchezza che ne deriva come mezzi di pressione nelle sue relazioni con i Paesi confinanti. Al contempo, Mosca ha appoggiato l'ascesa di esportatori avversi allo status quo energetico, come l'Iran ed il Venezuela, contribuendo così all'aumento dei prezzi ed alla crescente incertezza delle forniture di idrocarburi.
Mosca insiste sulla necessità di fornire ai produttori "garanzie di domanda" e di dividere rischi e responsabilità tra fornitori, consumatori e Paesi di transito. I rappresentanti del Cremlino hanno espresso la volontà di negoziare impegni congiunti, distribuendo rischi e profitti al fine di prevenire i conflitti energetici. Tuttavia, allo stesso tempo, la Russia limita pesantemente l'accesso alle sue risorse da parte delle compagnie petrolifere straniere.

La Russia mira a mantenere il controllo delle direttrici energetiche e si oppone a qualsiasi progetto che schiuda all'Europa nuovi bacini di approvvigionamento, specialmente per quel che concerne il gas naturale.
Nel 2009, l'80% dell'export petrolifero russo (pari a 7 milioni di barili al giorno), è stato assorbito dall'Europa [4].

Mosca è dunque impegnata ad espandere la propria quota nel mercato europeo del gas e del petrolio e, a tal fine, preferisce trattare separatamente con i singoli governi piuttosto che con Bruxelles. In tal modo riesce ad imporre il prezzo, ottenendo il massimo possibile da ogni acquirente [5].
Il secondo caposaldo della strategia russa consiste nel blindare le forniture assicurandosi il controllo delle infrastrutture di trasporto attraverso l'Eurasia. Le Compagnie di Stato russe usano le maggioranze azionarie o le joint-venture per controllare l'offerta, la vendita e la distribuzione del gas naturale.

Attualmente l'80% dell'export di "Gazprom" verso l'Europa, passa traverse gasdotti ucraini: se una simile percentuale di gas fosse convogliata attraverso tubi detenuti la società di Stato russe, la fornitura di energia all'Europa sarebbe completamente nelle mani del Cremlino [6].

Negli ultimi anni, il progetto "Nabucco", sostenuto dalla Commissione europea, ha conseguito qualche successo: Turchia, Romania, Bulgaria, Ungheria ed Austria hanno infatti ratificato l'accordo intergovernativo propedeutico alla costruzione del gasdotto. Tuttavia, permane una profonda incertezza sul finanziamento dell'opera e sull'effettiva disponibilità dei fornitori. Se la "British Petroleum" è pronta a veicolare nella futura pipeline 12 Gm3 di gas provenienti dal giacimento Shah Deniz II, in Azerbaigian, la disponibilità del gas turkmeno e di quello dell'Iraq settentrionale, resta tutta da verificare.

La Russia ha risposto alla sfida posta dal "Nabucco" in due modi: innanzi tutto lanciando un progetto concorrente, "South Stream", che porterebbe il gas russo e del Caspio ai medesimi mercati dell'Europa centrale ed occidentale, nonché ad altri Paesi come la Serbia e l'Italia. In secondo luogo, puntando a negoziare contratti di lungo termine direttamente col Turkmenistan, per accaparrarsi tutto il gas disponibile nei giacimenti occidentali del Paese e rivenderlo in Europa come prorpio.
Così, a dispetto dei piani che vorrebbero sia "South Stream" che il "Nabucco" operativi nel 2015, la Russia ha di fatto battuto la concorrenza, privando il gasdotto europeo delle necessarie fonti di apprivvigionamento. Da qui al 2020, la Russia trasporterà, verosimilmente, il gas naturale centroasiatico sia ai mercati asiatici (in primis la Cina), che a quelli europei [7].

L'America è sempre il Paese con il maggior consumo pro capite di energia al Mondo, ma può guardare al suo futuro energetico con rinnovato ottimismo. L'innovazione tecnologica ha messo infatti a disposizione del Paese risorse energetiche in quantità, fino a poco tempo fa, insperate. Tanto che l'"International Energy Agency" ("Iea") nell'edizione del suo "World Energy Outlook", pubblicata il 12 novembre 2012, ha disegnato un quadro a tinte rosee per gli U.S.A.. Secondo l'"Iea", gli U.S. si avviano a raggiungere in poco più di due decenni un obiettivo che inseguono più o meno dagli anni Settanta: quello dell'indipendenza dalle importazioni di petrolio.
A consentire questo risultato di enorme portata geopolitica saranno le nuove tecniche di estrazione di combustibili fossili: petrolio e, soprattutto, gas naturale.
A cambiare le carte in tavola sono stati soprattutto i molti, nuovi giacimenti di petrolio sul territorio e lungo le coste Usa. Si tratta in alcuni casi di giacimenti scoperti grazie a nuove trivellazioni, in altri di riserve già note ma che ora possono essere sfruttate meglio utilizzando la tecnica dell'"horizontal drilling" (una perforazione che raggiunge il giacimento lateralmente anziché usando un pozzo verticale, arrivando anche alle riserve di petrolio posizionate in modo meno accessibile) o quella del "fracking" (che libera riserve intrappolate nella rocce frantumando queste ultime con l'iniezione di acqua ad altissime pressioni). Quest'ultima tecnica, inoltre, ha portato a un vero e proprio boom delle estrazioni di "shale gas": gas naturale intrappolato a grandi profondità nelle rocce.
"Il rinascimento energetico negli Stati Uniti sta ridisegnando la mappa globale dell'energia." [8].

"La crisi ucraina metterà in discussione anche le autorizzazioni dell'Unione Europea necessarie a realizzare South Stream."
Paolo Scaroni
, Amministratore Delegato uscente dell'ENI


Dalla nostra nascita siamo portati a pensare che dietro ogni attentato si nascondano terroristi o fondamentalisti; la Storia, però, ha più volte portato alla luce una realtà diversa, ancora più inquietante, in cui gli stessi Governi delle Nazioni attaccate, sono responsabili degli attentati subiti. Il mainstream, nonostante sia a conoscenza di queste pratiche, continua a rappresentare il "terrorismo" come l'opera di ribelli e non dei Governi. Il termine "false flag operation", ovvero operazione di falsa bandiera, finisce quindi con l'essere menzionato raramente e solamente da determinati soggetti che, di volta in volta, vengono etichettati come "fissati", "paranoici" o, nella fattispecie, "teorici del complotto".

Quando si ha a che fare con un paranoico, la paranoia diventa uno strumento di conoscenza. Quando la ragione, questo esile lumino, non riesce a diradare il buio in cui ci si ritrova, quando si intuisce che c'è qualcosa che non va ma il normale modo di ragionare non dà alcun frutto e, anzi, accresce la sensazione di malessere e di frustrazione che ci attanaglia, la paranoia può essere utile per vedere dove la ragione non riesce a vedere. Purché sia paranoia vera, e in quantità sufficiente. Come dice Tom Sizemore nel film di Kathryn Bigelow "Strange Days", "Il punto non è se sei paranoico. Il punto è se sei abbastanza paranoico." [9].

Se si venisse a sapere che il Consigliere del Ministro degli Interni ucraino, Anton Gerashenko, ha affermato su facebook che l'aereo malese del volo "MH17" volava ad un'altitudine di 33.000 piedi quando è stato colpito da un missile sparato da un lanciatore "Buk", contraddicendo le affermazioni dei militari ucraini e giungendo subito all'esatta conclusione della catastrofe [10]; se si venisse a sapere che lo stesso Gerashenko gestisce il programma di propaganda del Ministero degli Interni ucraino, controllato dai partiti neo-nazisti Svoboda e Pravyj Sektor, le locali emanazioni di Gladio responsabili delle operazioni di repressione contro Lugansk e Donetsk, supervisionando le truppe del ministero degli Interni e la Guardia Nazionale (milizia di Pravyj Sektor, ovvero Gladio) dell'Ucraina [11]; se, a poche ore dall'accaduto, circolassero già le intercettazioni dei ribelli; se, anche questa volta, fossero rinvenuti passaporti intatti; se si scoprisse che l'aereo ha deviato la rotta per passare dove è stato abbattuto; insomma, in questo caso, si potrebbe parlare di "false flag operation"?

Note e fonti:
[1] "Natural gas" , International Energy Outlook, Eia, 2010
[2] "BP 2007 Energy Survey", 24
[3] "U.S. Energy Information Administration", Indipendent Statistics and Analysis, Russia: Country Analysis Brief, 11/11/2010
[4] "Russia Oil Exports", Eia, Country Analysis Briefs, Department of Energy, Energy Information Agency, Novembre 2010
[5] "Reality Check for Russian Oil", di Sergei Blagov, "Asia Times Online"
[6] "The Northen European Gas Pipeline Threatens Europe’s Energy Security", di Ariel Cohen, "The Heritage Foundation"; "Gazprom plans to re-route controversial European pipeline", di Judy Dempsey, "The New York Times"
[7] "First North Stream gas pipeline completed: consortium", di Aurelia End
[8] "La politica energetica Usa, oltre la campagna elettorale"
[9] "Prefazione" di Sandro Veronesi, tratta da "L'incredibile menzogna", di Thierry Meyssan, Fandango libri
[10] MH17: Kiev, False Flag e Gladio
[11] Triade nera

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